Un batterista vero con un buon drumkit è insostituibile per molti generi musicali. Tuttavia, microfonare la batteria, registrarla e mixarla in modo efficace è un’operazione complessa e richiede una buona stanza (con un buon trattamento acustico), un buon set di microfoni e preamplificatori, e soprattutto la giusta esperienza sul mix audio. Ecco perché su produzioni low-cost o su pre-produzioni e demo sempre più spesso si ricorre alla batteria virtuale. 

Batteria virtuale: come programmarla in modo realistico

La prima regola per ottenere dei buoni risultati da una batteria virtuale è ragionare come un batterista e considerare sempre la tecnica esecutiva sullo strumento. Un buon metodo per imparare è osservare e ascoltare con attenzione il batterista della tua band: in particolare fai attenzione a accenti e ghost notes.

Gli accenti sono colpi portati con maggiore intensità, mentre le ghost notes sono colpi “di appoggio” (tipicamente sul rullante) che rendono più interessante la scansione ritmica.

Se abbiamo a disposizione una buona batteria virtuale (nel tutorial uso Studio Drummer di Native Instruments ma ce ne sono molte altre) possiamo gestire accenti e ghost notes modulando il parametro velocity.

Si tratta di un parametro MIDI che gestisce l’intensità del suono: un colpo più forte e accentato avrà una velocity più alta (i valori vanno da 0 a 127), mentre se vogliamo creare una ghost note sul rullante dovremo utilizzare una velocity più bassa (intorno a 20-30 ma dipende dai plugin).

Programmando con attenzione gli accenti (attenzione a ride, charleston e cassa) e inserendo ghost notes sul rullante possiamo migliorare la resa della nostra batteria virtuale.

Un altro controllo MIDI che può fare la differenza nella resa della batteria virtuale è il foot control: se il nostro plug-in lo supporta, possiamo assegnare questo parametro al pedale del charleston. In questo modo possiamo simulare la progressiva apertura e chiusura del pedale sulla nostra batteria virtuale.

Come mixare le tracce audio

Per gestire al meglio l’audio dobbiamo comportarci come se la nostra batteria virtuale fosse un drumkit vero, microfonato e registrato in studio.

Questo significa separare tutte le uscite della nostra batteria virtuale (io uso Cubase ma ogni DAW ha la sua procedura) e trattare le singole tracce in modo diverso. Studio Drummer è dotato di un mix interno, con compressori e equalizzatori, ma per avere maggior controllo preferisco escluderlo e utilizzare il mixer di Cubase. Esattamente come farei con una batteria vera.

Una volta ottenuti canali separati, possiamo applicare compressori equalizzatori ai singoli canali del drumkit, e gestire separatamente le mandate effetti.

Se il nostro virtual instrument dispone anche di canali dedicati ai microfoni di ambiente, possiamo ottenere un ulteriore grado di realismo aggiungendo profondità e spessore al kit.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi