Ok, lo ammetto. La prima volta che ho ascoltato una canzone con audio 8d pensavo fosse uno scherzo. Magari la trovata di qualche fonico per strappare una risata ai colleghi, una parodia di tutte quelle nuove tecnologie in campo audiovisivo che promettono “un’esperienza sensoriale totalmente nuova“. Dai, che senso ha parlare di OTTO dimensioni? Vogliamo scomodare le teorie sugli universi paralleli? Stiamo spoilerando la nuova stagione di Dark? Ma sì, deve essere uno scherzo.

E invece no.

Gli audio 8d ci hanno invasi: migliaia di utenti che linkano canzoni “versione 8d audio” su YouTube e dichiarano che “non hanno mai sentito la musica così”.

Provo a fare un po’ di chiarezza e spiegare come funzionano, e poi ti dico anche la mia opinione su questo fenomeno.

Come si creano gli audio 8d?

Gli audio 8d sono brani in cui il segnale musicale continua a spostarsi da un canale all’altro, per ottenere un ascolto più “immersivo”, “coinvolgente” e via dicendo. L’effetto è ben evidente in cuffia e infatti in tutti i video si raccomanda l’ascolto con cuffie o auricolari.

Chiunque abbia un po’ di esperienza in ambito di produzione audio avrà sicuramente capito che l’effetto dietro gli audio 8d non è altro che il caro vecchio autopan, cioè un effetto che sposta il segnale ritmicamente dal canale sinistro al canale destro, magari sincronizzato al tempo del brano. Praticamente è come spostare ritmicamente la manopola “pan” su un mixer analogico.

In alcuni brani ho sentito anche un leggero riverbero applicato prima dell’autopan, e dei piccoli interventi di equalizzazione, ma il concetto resta sempre lo stesso: applicando l’autopan, si otterrà una sensazione di movimento dall’orecchio sinistro all’orecchio destro.

https://www.youtube.com/watch?v=_ZLh7mYdj8s&list=RD_ZLh7mYdj8s&start_radio=1&t=41

Audio 8d e stereofonia

La stereofonia è un’invenzione molto antica, e dagli anni’60 a oggi praticamente tutti i dischi sono prodotti e mixati in stereo.

Una Dummy Head è praticamente un manichino con due microfoni al posto delle orecchie. Serve per fare riprese stereo realistiche e costa un sacco di soldi.

Abbiamo due orecchie, quindi usiamo due canali audio distinti che inviamo a due casse (o auricolari) per ricreare in modo più fedele possibile l’esperienza di ascolto in un ambiente. E per ottenere una ripresa realistica ci sono diverse tecniche, che impiegano due o più microfoni sistemati in modo strategico, oppure addirittura delle “dummy heads” che ricreano nel modo più accurato possibile la configurazione delle nostre orecchie (e se volete un esempio ne trovate su Wikipedia).

Immagina di essere ad un concerto di musica classica con un’orchestra completa: se stiamo al centro della sala, sentiamo (e vediamo!) a sinistra i violini, al centro le viole, a destra violoncelli e contrabbassi. Se vogliamo una registrazione realistica, da bravi fonici faremo in modo che chi ascolta percepisca la stessa disposizione degli strumenti, con i violini leggermente spostati sul canale sinistro e violoncelli e contrabbassi leggermente a destra.

Ecco perché l’audio 8d secondo me non ha minimamente senso come “esperienza immersiva”: avere un brano che sposta tutti gli strumenti e la voce continuamente da sinistra a destra è l’equivalente di una persona che continua a correre ossessivamente da una parte all’altra del palco. Se vogliamo dargli un senso, possiamo dire che è un bel modo per ricreare l’esperienza di un concerto visto con in corpo un brutto mix di alcool e sostanze psicotrope.

Ma allora perché gli audio 8d hanno così successo?

La maggior parte di noi oggi ascolta musica in streaming: non sono assolutamente un nostalgico del vinile, e credo che lo streaming sia un’ottima cosa, ma avere la musica sempre a disposizione sui nostri dispositivi mobili ci ha portato sempre più spesso ad ascoltare i brani da quei misero speaker di cui sono dotati i nostri telefoni. Per dare un’idea, lo speaker di uno smartphone ha un range di frequenze che va da 300Hz a 5000Hz circa, mentre un buon paio di cuffie parte da 40Hz e arriva a 18000Hz circa. In pratica, ci perdiamo tutte le frequenze basse (un minuto di silenzio per i bassisti!) e parecchie armoniche sulle alte.

Cuffie

L’ascolto in cuffia è infinitamente più accurato rispetto allo speaker del telefono (Photo by wu yi on Unsplash)

Volendo fare un paragone cinematografico, ascoltare musica dallo speaker di un telefono è un po’ come guardare Star Wars su una TV a tubo catodico in bianco e nero del 1962. 

Senza fare considerazioni sociologiche, la mia opinione è che gli audio 8d stiano avendo questo successo perché ci hanno riportati ad usare le cuffie e a riscoprire “la magia della stereofonia” (che è anche lo slogan che campeggiava in bella vista su certi discutibili vinili degli anni ’70!).

Ma non solo: un ascolto in cuffia, rispetto a uno speaker del cellulare, è infinitamente più accurato e restituisce una resa sulle frequenze basse che rende ogni ascolto (e non solo gli audio 8d!) più coinvolgente e appagante: chi ascolta audio 8d lo fa solamente in cuffia e sicuramente questo gli garantisce un livello di dettaglio decisamente superiore, al quale magari non era abituato (al di là dell’effetto discutibile dell’8d).

Sicuramente questa moda passerà (e lo spero perché non ho la minima intenzione di mettere un autopan sul master bus!), ma mi piace pensare che forse ci insegnerà nuovamente ad ascoltare la musica con le cuffie, o con un impianto decente, anziché affidarci ai miseri speaker di laptop, telefoni e tablet.

 

 

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